Ultimamente, soprattutto nel mondo delle serie TV, è un vero e proprio revival degli anni Ottanta. Si ha così la possibilità di rivivere nostalgicamente – o di vedere per la prima volta nel caso delle ultime generazioni – i tempi ormai andati.

Si entra per esempio in uffici in cui, a fianco delle macchine da scrivere e delle agende e rubriche cartacee, iniziano a comparire timidamente i primi personal computer. Ma non solo gli uffici risultano completamente differenti: le automobili, le scuole, l’abbigliamento, insomma tutto è cambiato negli ultimi quarant’anni, fuorché i ristoranti.

L’evoluzione della ristorazione, infatti, è stata per molti versi estremamente limitata. Se in questi ultimi anni si parla in generale della Quarta rivoluzione industriale, nel caso della ristorazione sarebbe più corretto parlare della Seconda, in quanto le precedenti rivoluzioni hanno avuto un impatto minimo, per non dire marginale.

Questa imminente innovazione tecnologica della ristorazione porterà questo comparto a cambiare più nei prossimi 5 anni di quanto sia avvenuto negli ultimi 4 decenni: si parla infatti di strumenti di raccolta dati, di strumenti di self ordering, di food delivery e via dicendo, tutte innovazioni che già oggi stanno iniziando a trasformare il settore.

Le nuove tendenze nella ristorazione

Guardando alle nuove tendenze nella ristorazione bisogna prima di tutto fare i conti con le abitudini delle nuove generazioni: non si può certo trascurare, infatti, che i Millennial rappresentano la generazione con la percentuale maggiore di reddito speso per i pasti fuori casa.

Non deve dunque stupire, da questo punto di vista, il dato relativo al 2018 della ristorazione italiana, che ha presentato un record per quanto riguarda i consumi: si parla infatti di 85 miliardi di euro. Questo primato assolutamente positivo, però, è accompagnato da un saldo negativo di -12.444 attività registrate presso la Camera di Commercio, segno che la competizione si fa sempre più pressante, e che servono nuove idee per la ristorazione al fine di sopravvivere in un comparto per nulla semplice.

I consumi nei ristoranti, come visto, continuano a crescere – tanto che, stando al Rapporto Annuale FIPE, il 36% della spesa alimentare totale in Italia è destinata alla ristorazione – ma ad approfittarne sono soprattutto i colossi del settore.

Si guardi al mercato statunitense: il 50% del cibo negli USA è consumato fuori casa, e metà di questo presso le grandi catene. In questo contesto, la maggior parte degli incassi va dritta alle 10 catene più importanti del Paese, tutte rispondenti ai canoni del servizio rapido, sul modello QSR (Quick Service Restaurants). Questo trend, tipicamente americano, sta prendendo piede anche in Italia, erodendo il terreno intorno ai ristoranti ‘tradizionali’ (ovvero CDR, Casual Dining Restaurants).

Sono proprio queste le attività che, più di tutte le altre, devono quindi prendere la rincorsa per aggiornare nel concreto la propria offerta, attingendo a mani larghe alle nuove idee per la ristorazione che stanno spuntando in questi anni e che stanno confermando il loro valore a livello mondiale:

  • qualità delle materie prime
  • sostenibilità ambientale e sociale
  • personalizzazione
  • velocità del servizio

Questi ultimi obiettivi possono essere raggiunti facilmente grazie alle nuove tecnologie per la ristorazione, a partire proprio dagli strumenti di self ordering.

Nuove tecnologie per la ristorazione: i software per il self ordering

Gli obiettivi dietro all’introduzione di nuove tecnologie nei ristoranti sono chiari: aumentare il numero di clienti e la loro spesa. In questo senso sono altamente efficaci le app mobili e in generale gli strumenti di self ordering.

I vantaggi sono tantissimi: si pensi, per esempio, alla possibilità di offrire sempre nuove opzioni e personalizzazioni ai clienti – attività impensabile con i classici menu cartacei – riuscendo a massimizzare i profitti.

I software per il self ordering permettono inoltre di ridurre notevolmente le attese dei consumatori, di azzerare per il ristorante i costi di presa comanda e, soprattutto, di agevolare notevolmente le ordinazioni, sia come valore complessivo che come quantità.