È cosa nota: il 2020 ha conosciuto un’accelerazione massiccia nella digitalizzazione delle aziende. A causare questa importante spinta in avanti è stata, ovviamente, l’emergenza sanitaria, la quale ha costretto le imprese a trovare nuove soluzioni – o a migliorare le precedenti – per poter lavorare in modo efficace anche in regime di smart working e di estrema flessibilità.

Non stupisce quindi che l’obiettivo condiviso dalle aziende italiane sia stato, in molti casi, quello di puntare sul cloud. A prendere le misure di questa evoluzione è stata un’indagine dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, la quale riporta una crescita pari al 21% del mercato del cloud durante il 2020.

Più nello specifico, l’adozione di soluzioni cloud da parte delle imprese italiane è cresciuta del 42%, all’interno di un mercato che ha raggiunto un valore di 3,34 miliardi di euro. A farla da padrone sono i software ERP cloud, gestionali progettati per garantire la massima flessibilità.

La crescita del cloud in Italia

Prima di osservare più da vicino le caratteristiche degli ERP cloud e di spiegare la differenza tra gestionali cloud e on-premise, vale la pena citare alcuni altri interessanti dati dell’indagine già nominata.

L’Osservatorio Cloud Transformation ha rilevato una crescita dell’11% dell’hosted cloud,  dunque dell’affitto di porzioni esclusive di server presso fornitori esterni, con un netto spostamento verso i servizi “as a service”. A confermarlo c’è la mancata crescita delle dotazioni di proprietà in azienda, che rispetto al 2019 segnano un magro +6%.

Commentando l’adozione da parte di piccole e grandi imprese delle nuove soluzioni in cloud, Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio Cloud Transformation, spiega che «la sfida, però, è adesso: per proseguire il percorso verso una reale trasformazione dell’organizzazione è necessario passare dalla risposta tattica all’emergenza a una vera e propria strategia digitale basata sul cloud, promossa anche tramite i successi ottenuti durante la crisi».

La differenza tra ERP Cloud e ERP on-premise

Cosa sono quindi gli ERP cloud, e come si distinguono dagli ERP tradizionali? Fino a non molto tempo fa, la norma era costituita dai software gestionali on-premise, e quindi da soluzioni proprietarie.

Questo significa che l’infrastruttura necessaria di un ERP tradizionale viene installata all’interno dei locali dell’impresa, utilizzando hardware e server di proprietà. Si capisce quindi che l’opzione dell’ERP on-premise comporta due svantaggi non indifferenti, costituiti da un investimento iniziale molto alto, nonché dal bisogno di gestire personalmente l’infrastruttura, la quale comporta spesso la necessità di inserire in organico personale apposito.

È diverso il caso degli ERP cloud, i quali non comportano nessuna installazione nei locali aziendali. L’impresa che si appoggia a un gestionale in cloud può dunque fare a meno del forte investimento iniziale, non deve pensare alla gestione e manutenzione dell’infrastruttura, né tanto meno alle licenze, alla configurazione e agli aggiornamenti, potendo quindi concentrarsi sul proprio core business.

La trasformazione digitale, e con essa lo spostamento verso il cloud, è senza ombra di dubbio uno degli aspetti cruciali della ripresa. Ed è proprio per questo che, per aiutare le PMI, la legge di Bilancio 2020 prevede il prezioso aiuto del credito d’imposta, nuova forma dell’incentivo precedentemente conosciuto nelle vesti di superammortamento e iperammortamento.