Il concetto di benessere organizzativo è oggetto di ampio dibattito. Accostare un concetto sostanzialmente economico-finanziario, matematico, tecnico, come il ROI a un dominio meno definito e più umanistico come quello delle Risorse Umane può apparire a prima vista come una forzatura. Tuttavia, i dati dimostrano che investire nel capitale umano non è solo un dovere etico, ma una scelta strategica redditizia.

Cos’è il benessere organizzativo e perché è una leva strategica

Nella sua definizione più precisa, il concetto di benessere organizzativo è descritto come “la capacità di un’organizzazione di promuovere e mantenere il benessere fisico, psicologico e sociale di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori che operano al suo interno” e negli ultimi anni Pubbliche Amministrazioni e Aziende ne devono fornire una valutazione periodica.

Prima di tutto però il benessere organizzativo è indiscutibilmente una leva strategica molto importante nei confronti delle persone che lavorano in azienda e in particolare agisce in modo determinante sulla continuità dei rapporti di lavoro, valore che è oramai divenuto il focus principale di ogni dipartimento HR. È noto a tutti lo svantaggio che il tessuto economico italiano sconta da tempo: praticamente tutti i settori, dall’agroalimentare, alla manifattura, al terziario e ai servizi, si basano su un forte impiego di operatori qualificati e competenti e ciò richiede quindi la presenza di talenti in una quantità che il mercato del lavoro fatica a soddisfare.

Le dinamiche demografiche in atto da molti anni, gli alti costi e i tempi necessari per l’acquisizione delle competenze adatte creano così le condizioni per una competizione dell’offerta che costringe ogni organizzazione a essere attraente all’ingresso, ma soprattutto in grado di trattenere il patrimonio di conoscenza che le persone rappresentano.

Gli strumenti digitali per misurare e migliorare il benessere in azienda

Per dare concretezza al benessere organizzativo la funzione HR deve ricercare il migliore equilibrio tra i vari aspetti che lo compongono, agendo in base alle risorse (anche economiche) a sua disposizione; spesso questo concetto viene associato al solo welfare aziendale, che ne è sicuramente una componente, ma in realtà molti altri fattori contribuiscono alla sua realizzazione

  • Work-life balance
  • Gestione dello stress
  • Coinvolgimento dei lavoratori nella definizione dei processi
  • Smart working, flessibilità oraria e lavoro ibrido
  • Equa distribuzione dei turni e dei carichi di lavoro
  • Diritto alla disconnessione
  • Accesso facilitato ai piani di formazione continua
  • Programmi di Welfare / Well-being
  • Analisi di clima aziendale

La realizzazione di un obiettivo così vasto e multiforme richiede indubbiamente una visione chiara e un commitment forte a partire dai vertici dell’organizzazione aziendale, ma necessita anche di strumenti e di investimenti.

Partiamo dagli strumenti: se per alcuni degli elementi che costituiscono il benessere organizzativo può essere inizialmente adatto un progetto di comunicazione e un piano di formazione diffuso e bene organizzato, per molti altri è inevitabile ricorrere ad appositi supporti informatici strettamente correlati alle piattaforme HR che siano fruibili anche dai dispositivi mobili aziendali o personali. In questo ambito è sconsigliabile il “fai-da-te” per garantire integrità e uniformità nel trattamento delle informazioni.

In altre parole, è preferibile fare uso di strumenti integrati nella piattaforma HR aziendale, limitando al minimo le integrazioni tra applicativi disomogenei dipendenti da processi di system integration che se non correttamente progettati e presidiati, possono esporre a falle di sicurezza rispetto alla protezione dei dati sensibili.

Workforce Management e Welfare: i pilastri della produttività

L’adozione di questi strumenti può essere facilmente distribuita nel tempo per graduare l’impatto sulla propria struttura aziendale sia in termini economici che in termini di impegno di risorse umane. Grazie allo sviluppo delle tecnologie non esiste aspetto del benessere organizzativo che non possa essere governato da sottosistemi specifici, organici alla piattaforma HR, che ne condividano le basi dati e ne divulghino le evidenze all’interno delle funzioni applicative.

Il primo riferimento sono gli strumenti per il workforce management:

– pianificazione ed equa distribuzione dei turni, aspetto cruciale di molti settori del terziario ma non solo (servizi alla persona, GDO e Retail, aziende multiservizi, logistica avanzata, facility)

– previsione del dimensionamento degli organici in base a fattori stagionali o legati al tipo di attività

– rilevazione delle attività e dei tempi di lavoro su elementi di business

– project management per la pianificazione di progetti, commesse e relative risorse

– budgeting e cost controlling per prevedere e verificare il costo del lavoro.

Chi vuole agire sul benessere organizzativo può poi fare ricorso anche alle piattaforme di welfare e a molti altri strumenti per la realizzazione delle analisi di clima, per la realizzazione di campagne di gamification o per la somministrazione di pillole formative.

Vale comunque per tutti il consiglio di privilegiare i tool integrati nell’ecosistema della piattaforma principale HR, perché la condivisione delle informazioni di base e la pervasività che si possono ottenere dalla distribuzione dei risultati costituiscono un vantaggio.

Come calcolare il ROI del benessere organizzativo: i KPI da monitorare

Dove sta quindi il ROI del benessere organizzativo? Come si dimostra che è conveniente, prima ancora che doveroso, adottare questo stile e perseguire il benessere organizzativo? Ogni funzione HR dovrebbe essere in grado (di nuovo: servono gli strumenti) di dimostrare alla propria Direzione che l’insieme delle azioni tese a realizzare il benessere organizzativo produce effetti misurabili su questi KPI aziendali:

  • Riduzione turn over
  • Riduzione assenze dal lavoro
  • Riduzione esposizione dei lavoratori ai fattori di stress lavoro-correlato
  • Aumento capacità di attrarre talenti
  • Miglioramento tasso di retention delle persone
  • Miglioramento del clima aziendale e della reputazione
  • Valorizzazione del capitale umano
  • Rispetto dei criteri ESG (Environmental, Social, Governance)

Migliorare queste dinamiche è un obiettivo a cui ogni azienda deve tendere.

Dotarsi oggi di strumenti per il benessere organizzativo significa ottenere un vantaggio competitivo misurabile. Attendere ancora potrebbe essere un errore pagato a caro prezzo in futuro in termini di perdita di talenti e competitività.

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