Quando si parla di sicurezza sul lavoro la maggior parte delle aziende italiane non tiene in considerazione tutte le possibilità. Molte imprese negli ultimi anni si sono infatti mosse per rendere più sicura la propria azienda adottando degli appositi sistemi di valutazione dei rischi e delle misure di sicurezza, guardando però unicamente alla propria sede.

Sono però sempre di più i dipendenti che svolgono buona parte della propria attività all’esterno della sede aziendale. Quante sono quindi le imprese che si preoccupano della sicurezza sul lavoro durante le trasferte? Stando alle ultime indagini, poche, pochissime, soprattutto quando si guarda alle trasferte all’estero dei dipendenti. Ma cosa dovrebbe fare un’azienda per tutelare sé stessa e i propri dipendenti in viaggio?

La responsabilità dell’azienda durante le trasferte dei dipendenti

Molte aziende non adottano delle misure adatte per il semplice fatto che non sanno di essere responsabili per i propri dipendenti in trasferta, e di esserlo in buona parte anche durante il loro tempo libero. Questa ignoranza di fondo spiega la mancanza di piani atti a tutelare i lavoratori in trasferta, una lacuna comune che però, in circostanza precise, potrebbe costare moltissimo, sia ai dipendenti che all’azienda.

Per capire quanto è impostante preoccuparsi della sicurezza dei lavoratori durante le trasferte all’estero basti pensare a quello che sta accadendo alla Bonatti di Parma: dopo che tre dei suoi dipendenti sono stati sequestrati nel 2015 in Libia, nei pressi dell’impianto Mellitah Oil & Gas, la Procura di Roma ha richiesto il processo dei vertici dell’azienda. E questo è solo uno degli esempi più lampanti, che può far capire a tutte le imprese quanto sia fondamentale preoccuparsi della sicurezza anche e soprattutto durante le trasferte all’estero dei dipendenti.

Trasferta estero dipendenti: andare oltre il Testo Unico

Le aziende italiane che hanno costanti rapporti con l’estero, e che quindi si trovano ad avere a che fare spesso con dei dipendenti in trasferta oltre i confini, sono più di 30.000. Il problema è che tutte questa aziende, una volta adempiuti gli obblighi imposti dal Testo Unico sulla Sicurezza, sono convinte di essere al sicuro, quando così non è: infatti, per ogni trasferta è necessario effettuare un’analisi del rischio, attraverso la quale si vanno a individuare quelli che sono i concreti rischi che un dipendente in viaggio potrebbe affrontare.

In base alla destinazione specifica si può parlare di rischi ambientali, come terremoti o inondazioni, di minacce relative alla salute, di infortuni, o di rischi legati al terrorismo e a particolari situazioni politiche.

Del resto è proprio la mancata valutazione dei rischi uno dei capi d’accusa dei vertici della Bonatti: solo attraverso un’attenta mappatura dei rischi presenti è infatti possibile proteggere i dipendenti, prevenire per quanto possibile gli incidenti e mettere al sicuro l’azienda.

Una volta individuate le principali minacce, l’azienda deve organizzare la trasferta in modo da renderla sicura, scegliendo per esempio un hotel situato in un’area giudicata non pericolosa, oppure preparando al meglio i propri dipendenti a comportarsi in modo sicuro in Paesi giudicati più rischiosi. Se dalla valutazione del rischio la trasferta all’estero dei dipendenti dovesse risultare troppo minacciosa, infine, il viaggio dovrebbe essere cancellato.

Per assicurare la sicurezza sul lavoro durante le trasferte, dunque, tutto parte da un’oggettiva valutazione dei rischi, unico strumento preventivo per aumentare concretamente la sicurezza dei propri dipendenti.


 

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